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Mesopotamia
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La mwbwMesopotamia (mwcadal greco antico Μεσοποταμία?, Mesopotamía, a sua volta da μέσος-, mésos-, "centrale, che sta in mezzo" e ποταμός, potamós, "fiume", con il suffisso mwcq-ia, 'landa'; quindi 'terra fra i fiumi', ovvero il mwcgTigri e l'mwcwEufrate) è una mwdaregione storica del mwdqVicino Oriente antico, parte della cosiddetta mwdgMezzaluna Fertile.

Contents

Storia

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Storia

La regione fu abitata da tempi remotissimi e qui si sono sviluppate precocemente importanti mwgqciviltà: i mwggSumeri, gli mwgwAssiri e i mwhaBabilonesi sono le più famose, altre (p.es. gli mwhqAccadi) ebbero minore fama oppure - come nel caso per esempio della civiltà mwhgpersiana e di quella mwhwellenistica - investirono questa regione insieme irradiandosi da altri centri.

Dopo la conquista mwiqaraba nel mwigVII-mwiwVIII secolo d.C., non si usa più il termine geografico di Mesopotamia, anche se in linea di principio questo sarebbe applicabile fino ai giorni nostri.

Descrizione

Con il termine Mesopotamia i mwjgGreci intendevano la zona settentrionale che si estende tra l'Eufrate e il Tigri. Con il tempo l'uso di questa definizione divenne di più ampio respiro, fino a comprendere anche le zone limitrofe. Oggi possiamo impropriamente definirne i confini indicandoli con la catena dei monti mwjwZagros a est, quella del mwkaTauro a nord, steppe e deserti a ovest e sud-ovest e, infine, il mwkqGolfo Persico a sud (la zona paludosa dello mwkgShatt al-'Arab).

Nella suddivisione territoriale odierna corrisponde quindi ai territori dell'mwlaIraq, e a parte di territori di mwlqTurchia, mwlgSiria, mwlwIran, mwmaArabia Saudita e mwmqKuwait. La regione era considerata uno dei corni della mezzaluna fertile e vi si trovavano, allo stato selvatico, quelli che sarebbero diventati gli alimenti base della dieta dell'uomo nell'antichità: mwmgcereali, mwmwleguminose, mwnaovini e mwnqbovini. Foreste di tipo mwngmediterraneo sulle montagne a nord ospitavano una mwnwflora di mwoaquerce, mwoqpini, mwogcedri e mwowginepri e una mwpafauna di animali selvatici quali mwpqleopardi, mwpgleoni e mwpwcervi che ritroviamo anche nell'mwqaiconografia dell'arte giunta fino a noi. Da questa catena montuosa, il Tauro, parte il percorso dei due fiumi, molto importante per la popolazione.

Difatti ha influito molto sulla vita e mwqgmentalità dei popoli che l'abitavano: sorgendo in una catena montuosa a clima mediterraneo, entrambi i fiumi erano soggetti a una portata variabile e a improvvise e disastrose inondazioni, tanto che nel corso dei millenni più volte hanno cambiato il corso del proprio letto. Proseguendo verso sud, i due fiumi si gettavano nel golfo con estuari separati ma, con il passare del tempo, costituirono la regione mwqwpaludosa dello Shatt al-'Arab unendo il proprio percorso. La Mesopotamia fu abitata all'inizio dai mwraSumeri, poi dagli mwrqAccadi, dai mwrgGutei, dagli mwrwAmorrei (𒈥𒌅, mwsaMartu in sumerico), dai mwsqBabilonesi, dai mwsgCassiti, dagli mwswAssiri e dai mwtaPersiani.

Agricoltura

Spesso il bacino mesopotamico viene raffrontato per similitudine con quello del mwtwNilo, entrambi hanno infatti favorito lo sviluppo delle civiltà umane, ma con sostanziali differenze. Il grande fiume mwuaafricano, a causa della sua nascita in zona mwuqmonsonica, assicurava piene regolari e feconde grazie al mwuglimo che depositava, mentre il Tigri e l'Eufrate, per la loro imprevedibilità, furono un importante stimolo per la costruzione di opere di mwuwirrigazione e di regolazione delle acque.

Architettura

Dal punto di vista architettonico sono da considerare di particolare importanza le cosiddette "mwvgziqqurat", edifici templari a forma di piramide, caratterizzate da una sovrapposizione di piani, sul cui culmine era edificato un tempio dedicato al dio della città. Si suppone che le ziggurat potessero essere utilizzate anche per le osservazioni astronomiche, scienza in cui i Babilonesi erano particolarmente esperti. La più antica ziqqurat a noi pervenuta si trova nell'antica città di mwvwUr, sud della Mesopotamia, e risale all'epoca del re mwwaUrnammu (ca. 2050 a.C.).

Storia degli studi archeologici

La conoscenza della storia delle grandi culture della Mesopotamia è relativamente recente. All'inizio del mwwwXVIII secolo, la traduzione della raccolta favolistica mwxaaraba delle mwxqmwxgMille e una notte provocò un rinnovato interesse per questa terra, considerata misteriosa e ostile. Numerosi studiosi intrapresero viaggi dai quali tornarono carichi di osservazioni e reperti archeologici relativi alle antiche civiltà mesopotamiche. Dopo la mwxwspedizione napoleonica in Egitto, con la riscoperta della sua mwyaciviltà millenaria, molti studiosi si avventurarono, all'inizio del mwyqXIX secolo, nella "terra dei due fiumi".

Fu Paul Émile Botta, console francese a mwywMosul, a promuovere i primi scavi sistematici intrapresi in Mesopotamia, negli mwzaanni quaranta del mwzqXIX secolo. Di lì a breve, mwzgAusten Henry Layard cominciò a condurre degli scavi presso mwzwNinive, dove rintracciò sculture e bassorilievi, ma soprattutto l'importantissima biblioteca di mwaaAssurbanipal, dove il re assiro aveva raccolto numerose opere della letteratura babilonese.

Intorno al 1850, William Kennett Loftus effettuò ricerche tra le rovine di Warka, l'antica mwawUruk. Quando, nel mwba1855, un battello carico di reperti da mwbqDur-Sharrukin si rovesciò causandone quasi l'intera perdita nel Tigri (si salvò solo un decimo del materiale), le operazioni vennero sospese per un ventennio. Fu a questo punto che mwbgGeorge Smith, nel mwbw1872, individuò in una tavoletta cuneiforme proveniente da Ninive che riportava il racconto di un mwcamitico mwcqdiluvio universale. Ciò produsse una nuova spinta nell'esplorazione, questa volta più sistematica, e furono scavati nuovi siti.

Scavi francesi presero avvio nel mwcw1877, presso Tello, l'antica mwdaGirsu: è a questi scavi che si deve la scoperta della civiltà sumerica, fino ad allora sconosciuta. Negli mwdqanni ottanta, mwdgHormuzd Rassam lavorò per conto del mwdwBritish Museum a mweaSippar e in altre zone della Babilonia centrale. A partire dal mweq1889, una spedizione americana lavorò presso mwegNippur, dove furono rintracciate case paleobabilonesi e numerose biblioteche, le cui tavolette contribuirono alla decifrazione della lingua sumera.

Sul volgere del secolo, le ricerche archeologiche in Mesopotamia avevano assunto ormai connotati politici ed erano fonte di prestigio internazionale. La Germania non volle rimanere indietro: nel gennaio mwfa1898 venne fondata l'mwfqassociazione volontaria mwfgDeutsche Orient-Gesellschaft (DOG), che coordinò scavi presso Uruk (mwfw1912). Ben presto gli scavi tedeschi raggiunsero mwgastrati del mwgqIII millennio a.C. Fin dal mwgg1899 il tedesco mwgwRobert Koldewey scavò per conto della DOG a Babilonia: vi troverà la fossa che era servita da fondamenta all'mwhaEtemenanki dedicata a mwhqMarduk.

Sempre agli inizi del mwhwXX secolo la mwiadecifrazione della scrittura cuneiforme aveva fatto sufficienti passi avanti da creare un "dibattito Bibbia-Babele", avviato dall'assiriologo mwiqFriedrich Delitzsch, dibattito consistente nello studio in parallelo del racconto del mwigDiluvio universale (contenuto tanto nella Bibbia quanto nell'mwiwepopea di Gilgamesh). Il dibattito assunse presto connotati antisemiti.

Altri studiosi di rilievo nella storia dell'archeologia della Mesopotamia sono mwjqThomas Edward Lawrence e mwjgLeonard Woolley.

Di rilievo fu anche una spedizione italiana, che operò nella Siria occidentale, a Tell Mardikh (l'antica mwkaEbla), negli mwkqanni settanta del mwkgXX secolo.

Dagli inizi del XX secolo, la volontà di riportare alla luce queste importanti civiltà ha trovato ostacolo solamente nella mwlaseconda guerra mondiale e nella mwlqprima e mwlgseconda guerra del golfo. In particolare, dal mwlw2003 si è potuto assistere a uno spietato saccheggio dei siti da parte dei tombaroli. È, per il resto, immensa la quantità di reperti non ancora catalogati che riguardano l'assiriologia.

Bibliografia

• Adolf Leo Oppenheim, mwmwL'antica Mesopotamia. Ritratto di una civiltà scomparsa, a cura di Erica Reiner. Roma, Newton Compton, 1964/1980.
• Ursula Moortgat-Correns, mwnqLa Mesopotamia. Torino, UTET, 1989
• Jean-Claude Margueron, mwnwLa Mesopotamia, Torino, Laterza, 1993/2004.
• Jean-Daniel Forest, mwoqMesopotamia. L'invenzione dello Stato, Milano, Jaca Book 1996.
• William W. Hallo - mwowNew directions in historiography: Mesopotamia and Israel. Munster, Ugarit Verlag, 1998.
• Barthel Hrouda, mwpqLa Mesopotamia, Bologna, Il Mulino 2003.
• Frances Pinnock, mwpwLineamenti di archeologia e storia dell'arte del Vicino Oriente antico, ca. 3500-330 a.C., Parma, Università, Istituto di Storia dell'Arte, 2004.
• Michael Jursa, mwqqI babilonesi, ed. Il Mulino, Bologna, 2007, ISBN 978-88-15-11468-6.

Voci correlate
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Collegamenti esterni

• citereftreccani-itMesopotamia, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaPietro Romanelli, Adriano Alberti, MESOPOTAMIA, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1934.
• citerefdizionario-di-storiaMesopotamia, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• (EN) Mesopotamia, su Comic Vine, Fandom.
• mwyq(EN) Shafiq Abouzayd e Sebastian Brock, Aram Society for Syro-Mesopotamian Studies, su aramsociety.org, Oxford, OCLC 257328659. Ospitato su se:Aram periodical.